Le autorità russe nella zona del Donetsk e nella zona di Luhansk, in Ucraina, non stanno inviando documentazione certificata e autorevole in rapporto ai contagi e alla diffusione del coronaviurs e numerose sono le fonti locali che riferiscono di una preoccupazione crescente da parte della popolazione locale.

Il denominato “Ministero della sanità della Repubblica popolare di Luhansk (LPR)” non sta fornendo informazioni sulla situazione, mentre fonti stampa indipendenti registrano la presenza di due contagiati ricoverati nella zona ospedaliera N.4 della città di Luhansk. Sembrerebbe che i casi confermati risalgano al 14 marzo, dopo il responso di alcuni test effettuati dalle truppe russe nella zona. Inoltre, il 21 marzo, sette persone presentavano sintomi simili al coronavirus all’interno della stessa struttura ospedaliera e altri 17 residenti risultano obbligati all’isolamanento presso le proprie abitazioni. Alcune settimane fa sono state registrati 350 casi di infezione respiratoria acuta e oltre 40 casi di polmonite. Invece, le notizie ufficiali, rilasciate dalle autorità della “Repubblica popolare di Luhansk” e dal capo medico Donkashenko, non riportano la presenza di casi. Le autorità filorusse hanno dichiarato che non vi sono casi di coronavirus nei territori oggetto di occupazione.

La notizia che desta preoccupazione nella zona, causando grattacapi anche alle autorità ucraine, sono gli ordini impartiti dalle autorità militari russe riguardo l’avvio di procedure per analizzare e monitorare lo stato di salute, le polmoniti e problematiche di infezioni respiratorie nei confronti di tutti i militari lungo la zona del contatto. Il primo febbraio risultavano segnalati 1676 casi di polmonite e 43 decessi, ma durante tale periodo non avvenivano controlli capillari, non era ancora scattata l’emergenza coronavirus in Europa e quindi non vi erano test che venivano somministrati.

La strumentalizzazione della pandemia per giustificare il terrore nei territori occupati dalla Russia è confermata anche dalle autorità dell’Estonia. «La situazione nel Donbass, dove gran parte della popolazione è anziana, quindi più a rischio in rapporto al coronavirus è estremamente preoccupante», ha recentemente ribadito il ministro degli Esteri estone, Urmas Reinsalu, durante una video conferenza con il suo omologo ucraino Dmytro Kuleba. «Il fatto che siamo tutti uniti contro il coronavirus non significa che dobbiamo chiudere gli occhi alle palesi violazioni del diritto internazionale. La Russia mira a minare l’integrità territoriale dell’Ucraina anche con la costruzione del collegamento ferroviario attraverso lo snodo di Kerch. Tale atteggiamento chiede una risposta concreta da parte dell’Unione Europea», ha sottolineato Reinsalu. Per le autorità dell’Estonia, la Russia non ha voluto compiere alcun vero passo verso una soluzione pacifica del conflitto nell’Ucraina orientale.

Intanto, le autorità ucraine portano all’attenzione della comunità internazionale numerose prove riguardo la presenza delle truppe regolari russe nei territori occupati. Il 5 aprile 2020 le forze ucraine presenti nella zona di Donetsk, vicino a Svetlodarsk, hanno abbattuto velivoli militari russi noti come UAV – “Zastava” Bird Eye 400. Tale tipologia di velivoli è prodotta in Russia nel complesso militare industriale denominato come “Ural Civil Aviation Plant” e dal 2012 risulta in possesso delle forze armate della Federazione Russa. Sono notizie allarmanti e non positive per il processo di stabilizzazione e per il termine del conflitto richiesto dalle autorità internazionali.

Recentemente, l’Ucraina e l’autoproclamata repubblica popolare di Donetsk hanno iniziato uno scambio di prigionieri. Notizie che nelle scorse settimane sono state confermate dal rappresentante della Russia nel Gruppo di contatto trilaterale per il Donbass, Boris Gryzlov. «Nell’area del checkpoint di Mayorsk è stata avviata una procedura di scambio tra Kiev e Donetsk. I preparativi per lo scambio sono stati discussi nell’ambito del Gruppo di contatto e questa decisione è in fase di attuazione», aveva riferito Gryzlov ai giornalisti. Il primo scambio di prigionieri, dopo anni, ha avuto luogo nel Donbass il 29 dicembre 2019, quando Kiev trasferì 124 persone nelle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, in cambio di 76 persone consegnate alle autorità ucraine.