La liberazione di Silvia Romano, la cooperante italiana rapita in Kenya nel novembre del 2018 e liberata in Somalia, è il risultato di un lavoro di squadra che ha coinvolto in particolare i funzionari dell’AISE, i servizi segreti italiani impegnati all’estero. Alcuni di questi funzionari lavoravano in Somalia da mesi, altri, invece, vi sarebbero arrivati solo nelle ultime settimane. Oltre al ruolo fondamentale degli servizi italiani, emerge un altro elemento, ovvero l’apporto della Turchia. I funzionari turchi hanno infatti assistito gli uomini dell’intelligence italiana nel delicato compito di riportare a casa Silvia Romano. Tale contributo permette di comprendere quanto sia radicata la presenza della Turchia nel Corno d’Africa. Ankara vanta storici rapporti con la Somalia, rapporti che sono stati ampliati negli ultimi anni e che riguardano lo sviluppo economico, le infrastrutture e la sicurezza.

La Turchia è un partner importante della Somalia e una sua alleata. Il Paese africano sta cercando di trasformarsi in un hub economico regionale e, secondo lalcune stime, i fondali marini della Somalia varrebbero 100 miliardi di barili di petrolio. Molti investitori stranieri hanno mostrato interesse per le risorse energetiche somale. La Turchia appare pronta a vincere questa sfida. Il 20 gennaio 2020 il presidnte turco Recep Tayyip Erdoğan ha affermato di aver ricevuto dalla Somalia l’invito all’esplorazione delle sue acque. La notizia sarebbe stata accolta con ottimismo anche dal popolo somalo.

Le relazioni tra Turchia e Somalia sono fiorite anche grazie alla coperazione economica e al commercio e grazie a un approccio win win della Turchia, come sottolinea questa analisi. Secondo il Ministreo degli Esteri turco, il volume del commercio bilaterale tra i due Paesi è passato dai 144 milioni di dollari nel 2017 a 187 milioni nel 2018 e ai 206 milioni nei primi 10 mesi del 2019. Ad ogni modo, i rapporti tra Turchia e Somalia risalgono al XVI secolo e si fondano su interessi comuni e valori condivisi.

 

Il Corriere della Sera sottolinea un aspetto ancora incerto sulla vicenda di Silvia Romano:

La giovane arriva vestita con gli abiti tradizionali delle donne somale e il capo coperto, appare in buone condizioni di salute. Viene subito trasferita nell’ambasciata italiana in Somalia e quando le chiedono di cambiarsi spiega di essere «una convertita», chiarisce di volerne «parlare subito con mia mamma appena la rivedrò». Già nei mesi scorsi era circolata la notizia che fosse stata costretta a sposare uno dei carcerieri e aderire all’Islam. Si tratta di una giovane donna fiaccata da una prigionia durata un anno e mezzo e da pressioni psicologiche atroci, dunque soltanto dopo il rientro in Italia si capirà se sia davvero questa la sua scelta.

FOTO: ANSA