Venerdì 6 marzo c’è stato un duplice attacco suicida vicino all’Ambasciata Usa a Tunisi. Il ministro dell’Intreno tunisino in un comunicato ha affermato che due persone si sono avvicinate agli uomini della sicurezza e si sono fatte esplodere. Nell’attacco sarebbero rimaste ferite 6 persone compresi degli agenti di polizia, secondo quanto riferisce AFP. L’agenzia tunisina TAP scrive che un poliziotto sarebbe morto.

Intorno alle 11:00 ora locale si è verificata l’esplosione nel distretto di Berges du Lac, dove si trova l’Ambasciata statunitense, generando il panico tra i passanti. I due assalitori sono morti nell’attacco. Ancora secondo AFP, un terzo attentatore avrebbe tentato di entrare nella sede diplomatica statunitense, ma sarebbe stato fermato dagli uomini della sorveglianza. Al momento non c’è stata alcuna rivendicazione. Rita Katz, direttrice di SITE, scrive su Twitter che il gruppo Stato Islamico ha dimostrato di avere basi forti in Tunisia. Tra giugno e luglio 2019 il gruppo terroristico ha rivendicato la responsabilità di diverse operazioni nella capitale Tunisi. I militanti del sedicente Stato Islamico a luglio 2019 in un video rinnovavano la fedeltà ad Al Baghdadi, incitando alla Jihad e ad attaccare i turisti stranieri.

L’Ambasciata Usa a Tunisi era stata attaccata nel 2012. In questi anni la Tunisia ha provato a contenere la minaccia posta da Al Qaeda e dagli altri gruppi islamisti. I confini porosi con l’Algeria e soprattutto con la Libia hanno permesso il passaggio di miliziani islamisti, mettendo il Paese in stato di emergenza. Le forze di sicurezza tunisine sono già state oggetto di attacchi di lieve entità in passato. Lo scorso giugno si era verificato un attacco suicida che ha ucciso un poliziotto e ha ferito 8 persone. Nell’ottobre del 2018 una donna si è fatta esplodere causando il ferimento di 15 persone, tra cui 10 poliziotti.