Sudan: c’è l’accordo tra civili e militari

A distanza di un mese dal colpo di Stato che ha portato alla deposizione del presidente autoritario Omar al Bashir, in Sudan c’è un accordo tra generali e opposione. Dopo lunghe trattative, militari e civili hanno trovato un’intesa che prevede un periodo di transizione di tre anni e la creazione di organi condivisi deputati alla gestione temporanea del potere. Al termine del periodo di transizione, secondo l’accordo, la gestione del Paese passarà ai civili. L’intesa è stata raggiunta lunedì 13 maggio, quando in Sudan si sono registrati gli scontri più violenti dalla deposizione del Capo di Stato al Bashir. L’accordo è stato ufficializzato il 15 maggio dal generale Yasser Atta, membro del Consiglio militare che ha assunto il potere dopo l’estromissione di al Bashir, ed è stata confermata Madani Abbas Madani, rappresentante di Alleanza per la libertà e il cambiamento (ALC ). Dopo la destituzione del presidente, in Sudan le proteste erano andate avanti per il timore che il potere restasse nelle mani delle autorità militari. Molti avevano sfidato il coprifuoco, continuando a chiedere un governo civile.  Un presidio era stato messo in piedi dai manifestanti davanti al quartier generale dell’esercito nella capitale Khartoum. Nelle violenze di luendì 13 maggio a Khartoum sei persone sono morte e decine sono rimaste ferite. L’accordo perevede che siano istituiti tre organi: un consiglio presidenziale, un consiglio dei ministri e un con consiglio legislativo. Il secondo farà da governo, mentre il terzo farà da Parlamento e sarà composto da 300 membri, di cui il 67%  da rappresentanti dell’opposizione e il restante 33% da forze politiche non affiliate all’ALC.

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